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Consigliere Scafaro CDC, progetto porto Piombino: volere tutto col rischio di non ottenere niente

Adesso puntiamo anche alle Crociere. Riflettendo con oggettività è evidente che si corra il rischio che l’investimento di oltre cento milioni di euro per il porto di Piombino si riveli l’ennesimo spreco di denaro all’italiana, con gravi ripercussioni su tutto il territorio della Val di Cornia; dalle cave di Campiglia, dalle quali sarà reperita una consistente, se non totale, quantità di materiali necessari all’ampliamento, a tutto il litorale della costa est, che sarà non poco interessato dagli effetti che l’ampliamento del porto comporterà. Pensare a un tale investimento immaginando di voler coniugare la costruzione del polo di riferimento, nel Mediterraneo, di rottamazioni navi, da considerare congiuntamente all’area siderurgica, e l’accoglienza delle grandi navi da crociera rischia di far valere l’atavico proverbio del “Chi troppo vuole, nulla stringe”. Nell’ottica della realizzazione del nuovo sito europeo specializzato nella rottamazione di grandi navi potrebbero essere sollevate almeno due obiezioni ragionevolmente fondate e ricavabili entrambe dal Libro verde della Commissione Europea “Per una migliore demolizione delle navi”.

Primo. Dal punto di vista della competitività in tale mercato c’è da osservare che “La maggior parte dei cantieri di demolizione è situata nell’Asia meridionale (in particolare in India e in Bangladesh). Le differenze in termini di costo della manodopera o di costi connessi alla tutela dell’ambiente e della salute e di guadagni dal riciclaggio e dalla vendita di materiali usati spiegano perché gli operatori dell’Asia meridionale possono offrire prezzi molto più vantaggiosi ai proprietari delle navi rispetto ai potenziali concorrenti di altri paesi, soprattutto di quelli situati nell’Unione europea (UE)”

Secondo. Considerando la possibilità di garantire un’opportunità di occupazione per gli abitanti del territorio è sicuramente rilevante quanto ancora dichiarato dalla Commissione e cioè che “Sono diversi i motivi per cui è difficile rendere il riciclaggio delle navi economicamente redditizio e al tempo stesso compatibile con le norme ambientali: la variabilità del mercato merci (che utilizza principalmente petroliere e porta rinfuse); la diversità dei materiali contenuti nelle navi e il fatto che alcuni di essi sono difficilmente riutilizzabili (materiali composti) o non si utilizzano più oppure sono vietati (come ad esempio l’amianto); il trattamento a volte costoso di riciclaggio di certi materiali; l’assenza in Europa di un mercato del riciclaggio dell’acciaio per la costruzione e di un mercato dell’usato dell’attrezzatura delle navi.”

Entrambe le considerazioni portano con sé una motivazione di fondo prettamente economica ed è necessario avere il coraggio di ammettere che, nei panni di un armatore che si trovasse nella necessità di dover demolire una nave, probabilmente Piombino sarebbe, nella lista delle possibilità, l’ultima opzione che prenderemmo in considerazione.

Altresì valutando la possibilità di accogliere le grandi navi da crociera non si può sorvolare sul fatto che, nel bacino del Mar Tirreno, gli scali di riferimento siano Livorno e Civitavecchia, entrambi favoriti dalla loro posizione geografica. Livorno per il turismo verso Pisa e Firenze e Civitavecchia per quello verso Roma. Inoltre, pensare di fare attraccare le navi da crociera al fianco del nuovo sito europeo per la rottamazione delle grandi navi, luogo che, per quanto possa forse garantire occupazione, non sarebbe una bellissima cartolina di benvenuto per un turista, e di fronte al polo siderurgico che versa in uno stato di evidente

E’ necessario che Piombino e la Val di Cornia tutta decidano quale sia la strada da percorrere in futuro, facendo scelte coraggiose e coerenti e tracciando bene il solco sul quale il territorio dovrà essere indirizzato nei prossimi decenni. Determinazione e impegno distribuiti a sprazzi su vari progetti messi in cantiere portano con sé il rischio di ritrovarci ad aver tentato tutto, non aver ottenuto nulla… e senza più un quattrino in tasca.

Daniele Scafaro
Comune dei Cittadini

Sulla Stampa:

«Volere tutto col rischio di non ottenere niente». E’ negativo il giudizio del Comune dei cittadini sugli obiettivi del nuovo porto di Piombino in tema di navi da crociera e di polo rottamazione. «Si corre il rischio – scrive Daniele Scafaro – che l’investimento di oltre cento milioni si riveli l’ennesimo spreco di denaro all’italiana, con gravi ripercussioni su tutto il territorio della Val di Cornia; dalle cave di Campiglia, dalle quali sarà reperita una consistente se non totale quantità di materiali necessari all’ampliamento, a tutto il litorale della costa est, che

Cons. Daniele Scafaro
Cons. Daniele Scafaro

sarà non poco interessato dagli effetti che l’ampliamento del porto comporterà». Quanto alla rottamazione delle grandi navi, Cdc cita il Libro verde della Commissione europea “Per una migliore demolizione delle navi”. «Dal punto di vista della competitività in tale mercato – prosegue Scafaro – c’è da osservare che “la maggior parte dei cantieri di demolizione è situata nell’Asia meridionale (in particolare India e Bangladesh). Le differenze in termini di costo della manodopera o di costi connessi alla tutela dell’ambiente e della salute e di guadagni dal riciclaggio e dalla vendita di materiali usati spiegano perché gli operatori dell’Asia meridionale possono offrire prezzi molto più vantaggiosi ai proprietari delle navi rispetto ai potenziali concorrenti di altri paesi, soprattutto di quelli situati nell’Unione europea».

Inoltre, «considerando la possibilità di garantire un’opportunità di occupazione per gli abitanti del territorio è sicuramente rilevante quanto ancora dichiarato dalla Commissione e cioè che “sono diversi i motivi per cui è difficile rendere il riciclaggio delle navi economicamente redditizio e al tempo stesso compatibile con le norme ambientali: la variabilità del mercato merci (che utilizza principalmente petroliere e porta rinfuse); la diversità dei materiali contenuti nelle navi e il fatto che alcuni di essi sono difficilmente riutilizzabili o non si utilizzano più oppure sono vietati (come l’amianto); il trattamento a volte costoso di riciclaggio di certi materiali; l’assenza in Europa di un mercato del riciclaggio dell’acciaio per la costruzione e di un mercato dell’usato dell’attrezzatura delle navi.”» «E’ necessario – conclude Cdc – avere il coraggio di ammettere che, nei panni di un armatore che si trovasse nella necessità di dover demolire una nave, probabilmente Piombino sarebbe, nella lista delle possibilità, l’ultima opzione che prenderemmo in considerazione. Altresì valutando la possibilità di accogliere le grandi navi da crociera non si può sorvolare sul fatto che, nel bacino del Mar Tirreno, gli scali di riferimento siano Livorno e Civitavecchia, entrambi favoriti dalla loro posizione geografica».

Il Tirreno 14.03.2014